La Storia

Origine del Nome

C’è una tradizione orale ben radicata, da queste parti, secondo la quale quelli di Sorci si sarebbero scontrati con quelli del castello dei Gatti. La baruffa sarebbe stata dura, ma non sanguinosa. E quelli di Sorci, naturalmente avrebbero avuto la meglio. “I Sorci - di conseguenza, si dice – qui hanno sconfitto i Gatti!”

Il castello dei Gatti dovrebbe essere stato poco dopo Speltaglia, oltre la statale. Ma per quanto abbia cercato non ho trovato alcuna traccia di questa località o di una famiglia con questo cognome. Solo la striscia bassa della Valle di Sovara è talvolta indicata nelle mappe come Val de’ gatti. Ma il toponimo non dovrebbe salire molto indietro nel tempo se già nei documenti se-settecenteschi non se ne trova menzione.

Da ciò si potrebbe dedurre che la storia altro non è che una tarda invenzione suggerita a posteriori dalla fantasia popolare che ha interpretato il nome di Sorci come il plurale di sorcio, topo.

Il filologo Nino Boriosi, infatti, confortato anche da un codice fiorentino del XIV secolo, sostiene che l’etimo di Sorci è diverso. Secondo lo studioso, deriverebbe da sorco, una parola proveniente dal germanico sorku, che vuol dire brughiera, scopeto.

Sorci, pertanto sarebbe ad indicare il luogo delle scope. E le scope di macchia, per l’appunto, facevano, e fanno parte della vegetazione locale, come confermano vari documenti e come si nota tuttora nei residui querceti circostanti.

Il Castello dei Sorci

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Il Castello dei Sorci è stato abitato da due grandi e potenti famiglie tra il 1200 e il 1530: I TARLATI di Pietramala (1234-1388), I BALDACCIO (1388-1441) e I PICHI (1443-1650).

Il Castello dei Sorci, nato come segno di dominio, fu punto di contesa  e di resistenza durante il Basso MedioEvo e il periodo delle Signorie; distrutto più volte e più volte ricostruito, visse la storia di un Capitano di Ventura, come il famoso Baldaccio , che forse aspirava a passarvi in pace i suoi ultimi anni di vita. Poi, mentre gli altri castelletti della valle declinavano, trovò con i Pichi una collocazione più pacifica., anche se pur sempre orgogliosa. Con loro si definì quella che fu poi la sua fisionomia di azienda agricola, continuata anche da ltri, con diversa fortuna, fino all’ultimo scorcio del XX secolo. Infatti nel 1970 subentrò Primetto Barelli dopo due anni di pratiche burocratiche, veniva dalle Marche  e si era sposato a Città di Castello con una giovane del posto, Gabriella. Il Sig. Barelli voleva fare l’agricoltore, ma fece qualcosa di più: riaprì Sorci alla vita, con un’intuizione geniale e la vitalità espansiva del suo temperamento. Primetto ha raccolto l’eredità di azienda agricola, nel momento in cui l’agricoltura tradizionale perdeva alcuni connotati nella ricerca di nuovi tipi di imprenditorialità. Ma ha saputo dare a questa vocazione uno sbocco originale, riproponendo alle masse inquiete e deluse dei fast-food, il gusto dei prodotti naturali e dell’aria pulita.

Non è solo un espediente di mercato: è anche un fatto di cultura. Ma la cultura resta attiva se si alimenta col sentimento di un impegno.

Baldaccio

stemmaBaldaccio

Il valoroso condottiero, al quale il suo paese ha dedicato la piazza principale, fu uomo capace e coraggioso. Nelle sue Storie Fiorentine (6°, VI), così il Machiavelli lo definisce: “uomo di guerra eccellentissimo, perché in quelli tempi non era alcuno in Italia che di virtù di corpo e d’animo lo superasse; ed aveva intra le fanterie perché di quelle sempre era stato capo, tanta reputazione che ogni uomo estimava con quello in ogni impresa e a ogni sua volontà converrebbono”.  Figlio di Piero di Vagnone Bruni, Baldaccio nacque a Ranco, presso Anghiari intorno al 1400. A vent’anni già si distingueva per la sua poderosa banda di armati con la quale compiva rapine e saccheggi. Condannato a morte due volte, nel 1420 e nel 1425, riuscì sempre a sfuggire alla cattura. Fra il 1424 e il 1434 fu al soldo di Carlo Malatesta, della repubblica Fiorentina e del Duca di Milano.In questa occasione conquistò Castel del Rio e Spinello. Ritornò poi al soldo dei Fiorentini che nel 1437 gli concessero la cittadinanza. Poco dopo il suo matrimonio con Annalena Malatesta (16 febbraio 1439), Baldaccio fu catturato dal Piccinino e condotto a Bologna. Ma alla fine dello stesso anno lo troviamo al servizio del Conte Guidantonio d’Urbino, alleato dei Visconti, per il quale conquista Tavoleto e nel marzo del 1440 massacra un’ingente numero di Malatestiani.

Ritornato al soldo dei Fiorentini, occupa Fighine di Chiusi ed il castello di Suvereto appartenente agli Appiano di Piombino. Il 23 aprile 1441 passa al servizio del Papa Eugenio IV contro Francesco Piccinino e conduce una vittoriosa campagna in Romagna.

Nel giugno è ancora a Firenze: tenta inutilmente di conquistare Piombino mentre le sue fanterie scorrazzano e saccheggiano i dintorni suscitando vive proteste presso Firenze.

Quando era capitano generale delle fanterie dello stato fiorentino, Baldaccio denunciò Bartolomeo Orlandini per aver abbandonato il castello di Marradi davanti alle truppe del Piccinino. Diventato Gonfaloniere di Giustizia, l’Orlandini si vendicò dell’affronto subìto con una spietatezza che fa rabbrividire. Il 6 settembre 1441, convocò Baldaccio a Palazzo Vecchio e lo fece uccidere a tradimento. “Fu assalito e ferito e gettato a terra dalle finestre nel cortile e subito così, quasi morto, gli feciono tagliare la testa a piè dell’uscio del capitano, su la piazza, e stettevi il corpo alquante hore..”.

Il corpo di Baldaccio Bruni fu sepolto nel chiostro di Santo Spirito in Firenze.

La vedova Annalena Malatesta, dopo la morte prematura del figlio Galeotto, vendette tutti i suoi averi e trasformò la sua casa d’Oltrarno in un monastero che da lei prese il nome.

Il fattaccio commosse tutta Firenze e lo stesso papa Eugenio IV provò dolore e sdegno per quell’efferato delitto, malamente ricoperto dall’accusa di tradimento, con la quale si uccideva due volte il valoroso Baldaccio d’Anghiari.

Sorci e lo “spirito” di Baldaccio

Tra i castelli a difesa del lato destro del Sovara sono inoltre da ricordare quelli di Valialle (risalente al Mille, di esso rimangono pochi tratti di mura), Casale, Upachi (con la sua bella chiesa) e Scoiano (dove molti resti, tra cui il portale d’ingresso e avanzi di affresco, ne rivelano l’importante passato). Sulle opposte colline è invece il Castello di Sorci. Nel 1268 esso fu distrutto per mano di alcuni soldati tedeschi al seguito di Corradino di Svevia, in guerra contro Carlo di Angiò. Sottomesso poi alla dominazione fiorentina, fu dimora del capitano di ventura Baldaccio d’Anghiari. Al tempo il fortilizio contava addirittura una trentina di armigeri a sorveglianza di un’inespugnabile cinta muraria munita di fossato. Nei secoli a seguire il castello subì delle ristrutturazioni, fino ad assumere l’aspetto di villa seicentesca in cui tuttora risalta il torrione da essa incorporato. Trasformato in fattoria, oggi il Castello di Sorci ospita uno dei ristoranti più tipici d’Italia, molto conosciuto per i personaggi che regolarmente lo frequentano (attori di cinema, presentatori televisivi, cantanti, giornalisti, scrittori…). A tale proposito si ricorda che le sue stanze hanno fornito l’ispirazione della sceneggiatura del film Non ci resta che piangere di e con Roberto Benigni e Massimo Troisi, all’epoca ospiti del castellano di Sorci. Nelle sere estive, sotto il cielo stellato, ancora a qualcuno sembra di sentire lo sferragliante rumore dell’armatura di Baldaccio, il cui fantasma anima la vita del suo antico castello.